Cina


La classifica della competitività per nazione vino – dati France Agrimer 2017

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Dopo qualche anno ritorniamo sul discorso competitività con lo studio che France Agrimer commissiona a Deloitte. Lo studio guarda a 6 fattori: due strutturali (potenziale produttivo, clima/ambiente), due competitivi (la capacità di conquistare mercati e il portafoglio di marchi) e due che chiamerei economico/organizzativi (l’ambiente macroeconomico, la struttura della filiera e gli investimenti). L’aggiornamento 2017 vede l’Italia sempre in testa, come già era nel 2012 quando avevamo analizzato i dati, con un vantaggio limitatissimo sulla Francia che in qualche modo ha guadagnato posizioni rispetto al passato. Inutile dire che l’Italia secondo lo studio è strutturalmente il miglior posto al mondo per fare vino, ma per competività veniamo superati dai francesi e per organizzazione/sostegno pubblico della filiera anche dagli USA. Non stiamo dicendo novità: abbiamo probabilmente i migliori prodotti ma non siamo bene organizzati e sostenuti per venderli. Tra gli altri, Spagna, Australia e Cile guadagnano terreno, a svantaggio degli USA che passa nel quinquennio da terzo paese eletto produrre vino a sesto. Passiamo all’analisi dei dati.

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Yantai Changyu Pioneer Wine – risultati 2017

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Commentare i risultati di Yantai Changyu Pioneer Wine (YCPW) non è mai semplice, dato che il bilancio è stranamente sempre fatto per lasciare qualche “pezzetto” incompleto (l’utile operativo per quest’anno) e le spiegazioni sono sempre molto vaghe. Due cose (collegate) mi sembrano però importanti da sottolineare, al di là dei numeri: primo, YCPW continua a investire all’estero attraverso joint venture (e non da sola), secondo nell’ambito dell’attività le vendite estere cominciano a prendere piede, raggiungendo nel 2017 il 9% del fatturato. Con oltre 650 milioni di euro di vendite e un volume trattato di 1.04 milioni di ettolitri (oltre a 390mila ettolitri di brandy), YCPW potrebbe diventare un player importante nel settore nei prossimi 10 anni. Tornando ai dati, nel 2017 le vendite sono cresciute del 5% circa e l’ultima riga, l’utile netto, si mantiene su un livello molto importante, circa il 20% del fatturato, ma a fronte di una leggera riduzione (che segue il trend degli ultimi anni) del margine industriale del gruppo. Per il 2018, l’obiettivo è di far crescere le vendite a 5.2 miliardi di yuan, quindi +5%, e di contenere le spese entro 3.7 miliardi di yuan, per arrivare quindi a un utile operativo di 1.5 miliardi, contro un dato 2017 che non abbiamo (1.28 miliardi di yuan nel 2016). Andiamo ad analizzare qualche dettaglio.

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I consumi di vino totali e pro-capite nel 2017 – aggiornamento OIV

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La conferenza stampa di aggiornamento di OIV ci consente di aggiornare i dati dei consumi di vino nel mondo al 2017. Secondo OIV il consumo cresce di circa 1 milione di ettolitri all’anno anche nel 2017, come era già successo nei 2-3 anni precedenti. Questo, unito al forte calo della produzione, visto a 250 milioni di ettolitri nel 2017, mette sotto pressione il settore: 243 milioni bevuti, 30 milioni circa utilizzati per la produzione di distillati del vino vanno messi contro 250 milioni di ettolitri prodotti, generando dunque un defici di circa 23 milioni di ettolitri, che vengono dopo un paio di anni di mercato in equilibrio. E’ questo contesto che spiega la tensione dei prezzi del vino all’origine, soprattutto nella parte a basso valore del mercato. I dati per mercato non destano particolari sorprese: il consumo è costantemente in crescita in USA e in Cina, stabile o giù di lì nei tre principali mercati europei, quindi Francia, Italia e Germania e calante in alcuni specifici mercati quali il Regno Unito, l’Argentina e la Russia. Come ben sapete se seguite il blog, questi sono dati prendere un po’ con le molle: anche in questo aggiornamento alcuni dati del passato sono stati modificati in modo anche significativo, e quindi anche questi dati sono destinati ad essere aggiornati. Nello specifico, comunque, i 28 mercati qui rappresentati sono passati da 217.9 a 219.4 milioni di ettolitri di consumo, nel contesto di un consumo mondiale visto a 243 milioni di ettolitri. All’interno del “campione”, i paesi europei passano da 126.5 a 126.9, +0.3%, mentre il “resto del mondo” cresce di 1.1 milioni di ettolitri a 92.5 milioni, quindi +1.2%. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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I principali vitigni del mondo e per nazione – aggiornamento OIV 2017

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Fonte: OIV

Ogni anno OIV pubblica un rapporto tematico e quello del 2018 è piuttosto interessante perché si occupa di fare il punto sui vitigni nei principali paesi (15, peccato che si sono persi la Nuova Zelanda) e nel mondo. Prima di addentrarci nei dati vanno date un paio di avvertenze: primo, qui si parla di tutta l’uva, quindi anche di viti che producono uva da tavola e uva passa; secondo, i dati non sono “datati”, anche se nel titolo abbiamo messo “aggiornamento 2017”; terzo, lo studio copre 44 paesi e il 75% circa del vigneto mondiale, con un taglio ai primi 10 vitigni, ed è più rappresentativo delle uve da vino che non delle altre (come dire, guardate che i dati potrebbero essere incompleti…). Di certo per trovare qualcosa del genere (salvo farselo da soli…) bisogna andare indietro nel blog circa 10 anni. Comunque, tornando a noi e ai dati, non dovrà sorprendervi che la “top ten” sia capeggiata da un cinese/uva da tavola (Kyoho) e che compaiano alcuni vitigni molto locali e molto piantati di cui non abbiamo mai sentito parlare. A me qui oggi però interessa sottolineare alcuni punti importanti: 1) Cabernet Sauvignon e Merlot sono di gran lunga le uve da vino più coltivate nel mondo; 2) se ragioniamo in termini di presenza nel mondo, lo Chardonnay è quello coltivato in più paesi; 3) l’unico vitigno italiano che compare nella lista di OIV è il Trebbiano Toscano (o Ugni Blanc in Francia); 4) dall’analisi allegata che ho costruito sui dati, emerge con forza la varietà ampelografica dell’Italia che ha meno del 40% della sua superficie vitata nei primi 10 vitigni, contro il 70% o più di Francia, Spagna e della maggior parte dei nostri “concorrenti”, forse ad esclusione di USA e Portogallo.

Detto questo, passiamo ai dati, con l’avvertenza che alla fine trovate una lunga lista di tabelle con tutti i dati per nazione.

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Cina – importazioni di vino 2017

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Siccome i dati di UN Comtrade ancora latitano (ma mi assicurano che sono in fase di elaborazione), sono un po’ in ritardo con gli aggiornamenti 2017 sulle importazioni di vino nei principali mercati. Mi aiuta però ISMEA e Tiziana Sarnari che ha prodotto un aggiornamento con i dati sulle importazioni di vino in Cina per il 2017, che oggi pubblichiamo. Sebbene non siano pubblicati i dettagli per categoria, poco importa, dato che il mercato cinese ha una penetrazione molto scarsa negli spumanti.

La Cina resta un mercato in forte crescita anche nel 2017, con importazioni cresciute del 15% in euro a 2.5 miliardi e del 19% in valuta locale (che si è svalutata del 4% – e che continua a farlo anche in questa prima parte del 2018, -6% sinora rispetto al primo trimestre 2017). I volumi sono saliti del 18% a 7.5 milioni di ettolitri. L’Italia resta in una posizione di rincalzo, con un peso del 6% circa e un ritmo solo marginalmente superiore alla media. Rallenta la Francia e avanzano i cileni e, soprattutto gli australiani. Passiamo a commentare qualche dato insieme allora!

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