Spagna


Spagna – produzione di vino 2017

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Con un po’ di (colpevole) ritardo arriviamo anche a commentare la produzione di vino spagnola 2017. Come per il resto del mondo, non è stato un buon anno. Come per il resto del mondo, il 2018 sarà decisamente meglio. Nel caso spagnolo si è scesi a 33 milioni di ettolitri, contro i 39 del 2016 e i previsti quasi 41 del 2018. Il calo del 15% è abbastanza coerente tra vini bianchi e rossi (un po’ peggio i secondi), mentre come nel caso di altri paesi a soffrire i maggiori cali sono i vini comuni (-23/24% sia contro media che contro 2017), quando invece i vini DOP e IGP sono scesi in maniera meno marcata, soprattutto contro le medie storiche. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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La tassazione del vino nell’Unione Europea – dati 2018

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L’argomento delle tasse sul vino è sempre delicato e, come per la maggior parte delle materie fiscali, non esiste una coerenza a livello europeo. I dati che pubblico oggi rappresentano la situazione a luglio 2018, tratta dal sito della comunità europea e segnalata da Gavin Quenney. Le tasse si esprimono in due forme: le accise applicate “per ettolitro”, che nel post sono rielaborate in equivalente per bottiglia da 0.75, e come per la maggior parte dei prodotti, l’IVA. Come potrete vedere dalle tabelle non tutti i paesi applicano le accise, diciamo che non lo fanno i paesi produttori di vino come Francia, Spagna e Italia, mentre ovviamente il vino è quasi unanimemente considerato un prodotto di consumo e dunque gli si applica l’aliquota IVA ordinaria, che viaggia in media intorno al 20-21% (22% come sapete in Italia). Per definire “quanto sono le tasse nella bottiglia di vino”, abbiamo definito tre fasce di prezzo, 5, 10 e 30 euro, espresse come prezzo della bottiglia prima delle tasse e su quello abbiamo calcolato l’impatto delle tasse. In media la tassazione sul vino fermo “aumenta” il prezzo di una bottiglia di vino fermo del 36% se costa 5 euro e del 23% se costa 30 euro. Nel caso dei vini spumanti, come potete apprezzare dal grafico sopra, si sale al 44% e 25% rispettivamente. Come anticipavo sopra, i paesi nordici che non producono vino e forse hanno anche problemi più rilevanti dei nostri di alcolismo tassano il vino per oltre il 50% del suo prezzo “ex tasse” con pesanti accise, mentre noi produttori siamo decisamente più orientati a considerare il vino come un normale prodotto di consumo. Vediamo qualche dettaglio.

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La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2018

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Sempre più Borgogna è meno Bordeaux (che resta pur sempre il riferimento principale) è la conclusione dell’analisi dei top brand mondiali del vino condotta come ogni anno da Liv-Ex in collaborazione con Power Brand. C’è però anche spazio per noi: i marchi italiani nella classifica raggiungono quota 10 sui 100 totali, un livello mai raggiunto prima. Sono anche sorpreso e contento che figuri per la prima volta il marchio dei “Produttori del Barbaresco” al numero 87 della classifica di quest’anno. A dominare la classifica come nuovo entrante è Leroy, il cui prezzo è cresciuto del 58% nel 2018. Insieme a DRC (terzo), Armand Rousseau (settimo) e Coche Dury (nono), sono ormai 4 i vini di borgogna nella top 10 del vino mondiale. Storicamente non erano più di uno-due, con la costante presenza del solo DRC. Nel complesso dunque meno Bordeaux (45 delle 100 etichette, mai così poche), più Borgogna (29 etichette) e un pochino più di Italia (10 etichette), anche se per vedere il primo dei nostri bisogna scorrere fino alla posizione numero 27, Gaja. I prezzi dei vini di alta qualità, qui classificati in base al prezzo, ai vini trattati e alla loro performance, sono strutturalmente in crescita. In media in questa classifica 2018 il prezzo sale del 14%, dopo il +16% del 2017 e il +14% del 2016. Si tratta di una performance eccezionale, dopo i due anni difficili del 2014-15. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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La classifica della competitività per nazione vino – dati France Agrimer 2017

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Dopo qualche anno ritorniamo sul discorso competitività con lo studio che France Agrimer commissiona a Deloitte. Lo studio guarda a 6 fattori: due strutturali (potenziale produttivo, clima/ambiente), due competitivi (la capacità di conquistare mercati e il portafoglio di marchi) e due che chiamerei economico/organizzativi (l’ambiente macroeconomico, la struttura della filiera e gli investimenti). L’aggiornamento 2017 vede l’Italia sempre in testa, come già era nel 2012 quando avevamo analizzato i dati, con un vantaggio limitatissimo sulla Francia che in qualche modo ha guadagnato posizioni rispetto al passato. Inutile dire che l’Italia secondo lo studio è strutturalmente il miglior posto al mondo per fare vino, ma per competività veniamo superati dai francesi e per organizzazione/sostegno pubblico della filiera anche dagli USA. Non stiamo dicendo novità: abbiamo probabilmente i migliori prodotti ma non siamo bene organizzati e sostenuti per venderli. Tra gli altri, Spagna, Australia e Cile guadagnano terreno, a svantaggio degli USA che passa nel quinquennio da terzo paese eletto produrre vino a sesto. Passiamo all’analisi dei dati.

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La produzione di vino nel mondo 2018 – prima stima OIV

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Eccoci con la prima proiezione OIV sulla produzione di vino mondiale 2018: 282 milioni di ettolitri di produzione. Come dire che dopo uno degli anni più magri, il 2017, è succeduto uno dei più grassi, il 2018. Se non al record produttivo, diversi paesi sono nella fascia alta della loro produzione storica. Stiamo parlando non solo dell’Italia, ma anche di Spagna, Stati Uniti (massimo dal 2004), Argentina, Cile ed Est Europa. Se consideriamo i consumi di vino di circa 240 milioni di ettolitri e gli usi industriali di circa 30, possiamo dire che il deficit produttivo dello scorso anno (quando la produzione ha superato di poco i 250milioni di ettolitri) è stato in parte riassorbito. L’Italia mantiene una quota di mercato del 17% della produzione mondiale, con una prima stima di produzione di vino di 48.5 milioni di ettolitri (escluso mosti e succhi d’uva). Come sempre, una piccola annotazione: per qualche paese come Italia e Francia abbiamo sostituito i dati OIV con quelli ufficiali degli organi nazionali. Le differenze sono minime, ma consentono di mantenere una maggiore coerenza per i lettori del blog. Passiamo ad analizzare i dati in dettaglio.

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