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Italia collusa. Due visioni politiche a confronto
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Italia collusa. Due visioni politiche a confronto

Vicenza – “I mercati insegneranno agli italiani a votare”, così disse qualche mese fa Ghünter Oettinger, commissario europeo al Bilancio. Insomma, non erano proprio queste le parole, ma il senso era esattamente lo stesso, difatti non ha mai smentito. Anzi, ebbe immediati rimbrotti dalle autorità europee, da quelle tedesche, e dai compagni di partito. Quanto aveva detto Oettinger – già in patria sbruffone scandaloso, che aveva lasciato moglie e figli per una compagna molto più giovane di lui – non è una sua invenzione, ma è piuttosto una triste verità conosciuta e praticata da vasti strati del ceto politico.

I paesi non si governano con le scelte amministrative, ma con il debito, con scelte obbligate dalla finanza internazionale. Si governano con lo spread, cioè con la fiducia dei mercati a riavere indietro il prestito allo Stato, e cioè con la speculazione fondata sul “cattivo nome” del debitore che per avere i prestiti deve pagare maggiori interessi.

Ma per essere schiavi del debito ci vuole anche un debitore propenso ad essere schiavo; ci vuole un ceto politico colluso con i creditori che, come insegna l’economista Guido Grossi, regala interessi anche non richiesti, e perciò non dovuti, pur di mantenere vigorosa la portata del flusso di denaro che, attraverso il debito, passa dalle tasche dei contribuenti alle tasche dei creditori. E se andiamo ad analizzare di che cosa è fatto il debito, quali sono gli addendi che lo hanno composto, vediamo che in fin dei conti è fatto di interessi che nei decenni sono sedimentati in altro debito.

Difatti, sebbene i conti dello Stato, in Italia, siano migliori di quelli tedeschi (un saldo e surplus primario decisamente più alti dei teutonici), il nostro debito continua ad aumentare e il loro a decrescere. Prova ne è, che all’inizio del millennio i debiti dei due paesi avevano più o meno le stesse percentuali nei confronti del Pil; oggi, dopo la crisi dell’euro, l’Italia ha più che raddoppiato la sua percentuale rispetto a quello tedesco. Paradossalmente durante la crisi la Germania sta guadagnando persino dal proprio debito, siccome i suoi tassi d’interesse sono negativi.

In tutto questo periodo abbiamo avuto una classe politica minacciata dai creditori, che ha scialacquato il suo patrimonio dottrinale e ha seguito gli ordini che venivano da Francoforte e da Bruxelles. Una classe politica che è arrivata a livelli d’indegnità e d’impreparazione insostenibili, ma conciliante con le politiche imposte dall’Europa. Intanto la società italiana ha raggiunto uno stato di profonda sofferenza economica, mancando politiche di sostegno al reddito, di incentivo all’impresa, e con una tassazione scandinava. E mentre il popolo greco ci ha solo preceduto nella persecuzione dei vincoli imposti dalla banca centrale europea, si continua a credere e sperare che l’unica via d’uscita sia una crescita del prodotto interno piovuta dal cielo.

Fino a che non è arrivata una classe politica capace di cambiare rotta, di fare cioè ancora più debito per inaugurare politiche sociali che possano essere anche volano per lo sviluppo. Quand’ecco arrivare i moniti di Oettinger, del Fondo monetario, della Commissione europea, di Bankitalia, del Papa, dell’Ufficio del bilancio, della classe politica messa moderatamente da parte solo con le elezioni, della stampa padronale, dei mobbizzatori di regime.

Ecco l’istigazione quotidiana al rialzo dello spread, ecco le accuse ai nuovi politici di provocare interessi più alti e nuovo debito. Tutti concordi, per motivi uguali e diversi, nel guastare i conti dello Stato italiano, tutti ansiosi di dimostrare l’incapacità amministrativa dei cosiddetti populisti, tutti impauriti di perdere la gallina dalle uova d’oro. Si ripete a livelli europei lo stesso copione della persecuzione calunniosa ai danni della Raggi e dell’amministrazione romana.

Ai creditori dello Stato non importa un fico secco della sofferenza della gente, a loro importa che il cattivo nome dell’Italia frutti più interessi, importa che il lavoro degli italiani si trasformi in debito. E dunque ai creditori si alleano i guastatori, che hanno anche la faccia tosta di dire che fanno le Cassandre per il bene del paese. Che hanno le facce di corno di gridare all’attentato alla libertà di stampa, mentre il governo si difende, mentre nel governo salgono le ansie dei tecnici di stare dentro i parametri europei, le paure dei politici di essere costretti ad annacquare i provvedimenti. E, con provvedimenti annacquati, anche la possibile crescita si infiacchisce.

Il popolo intanto applaude al blocco dei porti, al reddito di cittadinanza, all’abolizione della Fornero, il popolo non ha ancora imparato a votare, e concede al proprio governo la più alta percentuale di consenso degli ultimi decenni. Qui si scontrano due concezioni politiche: una che, dopo aver allestito un imbroglio a favore di pochi, diffonde il convincimento che ci vogliano speciali capacità per amministrare, e un’altra che crede nel primato della politica sull’economia. Ed è forse il tempo di cominciare a pensare al congelamento del debito; è forse il tempo di gridare: segnate pure i grafici del vostro spread, noi segneremo le nostre schede elettorali.

Giuseppe Di Maio

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